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Pensando alla scena clubbing di Bologna è impossibile non menzionare i Pastaboys, leggendario collettivo nato a metà degli anni ‘90, formato da Dino Angioletti, Rame e Uovo. Tre nomi che hanno riempito di musica le notti della nostra città, per poi arrivare ad affollare le piste dei più rinomati club internazionali. Un trio che ha fatto la storia dell’house italiana e non ha mai smesso di farci ballare, nemmeno durante il lockdown a cui ci ha costretti l’emergenza Coronavirus. Ora che i locali all’aperto hanno ricominciato a far festa, seppur con le dovute accortezze per far rispettare le vigenti normative di sicurezza, abbiamo avuto il piacere di intervistare Dino Angioletti. DJ e producer nato artisticamente tra le mure del Kinki Club di Bologna, tra le personalità più rappresentative della scena house italiana. Ascoltate la sua freschissima playlist realizzata per TicketSms: si balla!

TicketSms: Quali sono state le influenze musicali che ti hanno portato a creare il tuo stile? E come si è evoluto nel tempo?

Dino Angioletti: Le mie influenze musicali sono perlopiù quelle che ruotano intorno alla black music, di cui mi sono innamorato molto giovane. Poi c’è stato l’avvento della prima house music nata a Chicago, che è influenzata sia dalla black music che dalla musica elettronica.

Nella tua collezione di vinili quali sono i dischi a cui sei più legato e perché?

Ho una collezione di vinili talmente vasta che faccio fatica a scegliere solo qualche disco. Posso comunque dire che sono molto legato ai primi vinili acquistati quando avevo 15-16 anni perché all’epoca, essendo uno studente, avevo pochi soldi in tasca e per questo motivo rinunciavo ad altre cose pur di avere un vinile da poter ascoltare, mixare e magari suonare a qualche festa. Uno di questi è Mr. Fingers “Can You Feel It”.

Secondo la tua esperienza, quali sono i campionamenti più frequenti nella musica house? E c’è qualche sample più particolare che ti è rimasto impresso?

Nei primi anni della house music, soprattutto verso la fine degli anni ‘80, era frequente usare sample di James Brown, poi dagli anni ‘90 c’è stata una grande ondata di producer che campionavano da brani di disco music. Uno dei più famosi credo sia stato quello usato in “The Bomb” di Bucketheads prodotto da Kenny “Dope” Gonzales ed il sample era di “Street Player” dei Chicago. Anche noi Pastaboys abbiamo prodotto brani con sample, per esempio “Soul Heaven” prodotto con Bini&Martini e cantato da Lisa Millet, con un campionamento preso da “Lost In Music” delle Sister Sledge.

Pastaboys

Bologna è entrata nella mappa del clubbing italiano anche grazie ai Pastaboys, in tutti gli anni passati dietro alla consolle come hai visto cambiare la città dal punto di vista della nightlife?

Bologna dal mio punto di vista è stata sempre molto avanti. Forse negli ultimi 10 anni non si è dato troppo spazio a nuove generazioni di DJ e producer della zona preferendo i grandi nomi stranieri, di conseguenza il club è stato messo un po’ in secondo piano e si vive di soli eventi che però non fanno crescere una scena musicale nuova. Credo sia giunto il momento di tornare ad organizzare nei club.

In questo periodo ancora in bilico tra normative per garantire il distanziamento interpersonale, come vedi il futuro del clubbing?

É difficile fare delle previsioni, diciamo che come in tutti gli altri settori viviamo alla giornata sperando che da questa pandemia se ne possa uscire il più presto possibile. É difficile applicare le norme sul distanziamento al 100%, per farlo ci vuole molta collaborazione e responsabilità da parte delle persone che vanno nei locali e sto notando che spesso non sono di grande aiuto.

Quali sono le tue passioni, ovviamente oltre alla musica?

Mi piace leggere, viaggiare (anche se lo faccio soprattutto per lavoro) e sono appassionato di tecnologia (anche applicata alla musica), per il resto la musica mi porta via la maggior parte del tempo.