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Introduzione

Vaz Tè, al secolo Alessandro Guzzo, rapper cresciuto nel ponente genovese, membro della Wild Bandana e tra i fondatori della Drilliguria, pubblica il suo terzo album: quattordici tracce e una costellazione di ospiti tra i nomi più rilevanti del rap italiano.

Accanto agli amici storici della scena genovese — Tedua, Bresh, Izi — compaiono collaborazioni inedite con artisti non liguri, a testimonianza di un progetto che guarda oltre i confini locali. Il disco si muove nell'immaginario sonoro della Drilliguria — la fusione tra la drill di Chicago e l'identità ligure — spaziando tra registri diversi senza perdere coerenza stilistica.

«Mi sento artisticamente e umanamente pronto a sbloccare questo nuovo livello», ha dichiarato Vaz Tè. Dopo una gestazione lunga e alterna, il Drill King di Palmaro si prende il centro della scena con un album che, come suggerisce il titolo, lui stesso definisce un salto di livello — il terzo!

Il percorso di Vaz Tè, dagli esordi fino ad oggi

1. Un nome, un quartiere, un'identità

Per capire Vaz Tè bisogna partire da un posto preciso: la periferia ovest di Genova, tra Pra' e Palmaro. Non è solo un dato anagrafico, è una coordenata esistenziale. Alessandro Guzzo cresce in una Genova lontana dai carrugi del centro storico — una città che lavora, che arranca, che ha le mani sporche di sale e di asfalto. Ed è esattamente da lì che viene la sua musica.

Il nome d'arte è un omaggio dichiarato a Ricardo Vaz Tè, attaccante portoghese passato tra le altre dall'ex West Ham: il calcio, per Alessandro, è un linguaggio parallelo che scorre sotto quasi ogni barra. Tifa Parma — non Genoa, non Sampdoria — per una lealtà sentimentale, non geografica.

C'è poi un'altra etichetta che si è cucito addosso: Drill King di Palmaro. Non arroganza, ma rivendicazione culturale. Vaz Tè è stato tra i primi in Italia a prendere la drill di Chicago e a trapiantarla in un contesto genovese. Quella fusione ha un nome: Drilliguria. E lui ne è uno degli artefici principali.

2. Il seme della Wild Bandana

Nel 2008, Tedua e Ill Rave cominciano a fare musica insieme a Genova. Poco dopo entra nel cerchio Alessandro, poi Guesan e infine Izi — uno che scriveva già con una maturità sorprendente. Nasce così Wild Bandana: prima di essere un'etichetta o un marchio, è un gruppo di amici con la stessa passione, lo stesso quartiere, la stessa voglia di dire qualcosa al mondo. La loro prima casa produttiva è Studio Ostile, grazie al produttore Demo — uno spazio fisico e mentale in cui imparare, sbagliare, crescere

«Con Wild Bandana è come essere in una squadretta d'eccellenza che arriva in Serie A», dirà Vaz Tè in un'intervista a Esse Magazine. Dietro la metafora calcistica c'è qualcosa di più profondo: la consapevolezza che certi legami, nati per strada o sui banchi di scuola, resistono alle pressioni dell'industria musicale e alle traiettorie diverse. La crew è rimasta unita anche quando i singoli componenti hanno raggiunto audience molto distanti tra loro.

3. Gli esordi: da MySpace al Singapore Mixtape

Prima ancora che il nome Wild Bandana diventasse qualcosa di riconoscibile, Vaz Tè mette in rete le sue prime prove. È il 2011, e la piattaforma è MySpace — un mondo già in declino, ma ancora frequentato dai ragazzi che fanno musica dal basso. Il progetto si intitola Don't rap this at home e oggi è quasi irreperibile, come certe cose preziose che esistono solo nella memoria di chi c'era. Ma già lì c'è l'attitudine: la scrittura serrata, i riferimenti sportivi, una visione del rap come strumento per raccontare la propria vita senza filtri.

Nel 2013 arriva il primo vero passo ufficiale: Singapore Mixtape, edito Studio Ostile. È un lavoro che stupisce per la varietà di registro: strofe aggressive si alternano a momenti malinconici e introspettivi, con un gusto per il testo che va oltre la semplice dimostrazione tecnica. Vaz Tè non è solo uno che rappa veloce — è uno che ha qualcosa da dire e ha già trovato un modo per dirlo. L'anno successivo, con Tedua, dà vita a Medaglia d'Oro, joint album prodotto interamente da Zero Vicious: ancora oggi un punto di riferimento per gli appassionati della scena.

Tra il 2013 e il 2015 è presente in quasi tutti i progetti che animano la scena ligure — i mixtape di Izi, Bresh, Nader Shah, Guesan. Una presenza costante ma mai ingombrante: porta la sua strofa, fa la sua parte, poi si fa da parte. Non cerca la luce del centro, ma costruisce pezzo dopo pezzo una credibilità solida e trasversale. Chiunque nella Drilliguria sa chi è Alessandro Guzzo. E lo rispetta.

4. Live and Die in Palmaro: una dichiarazione d'amore

Nel 2015 arriva il primo singolo solista pubblicato su YouTube: Live and Die in Palmaro. Il titolo è già un programma. Non è nostalgia, non è retorica di quartiere — è un impegno, quasi una promessa. Palmaro non è solo il posto in cui è nato: è il punto di partenza e di ritorno di tutta la sua visione del mondo. In un momento in cui molti rapper genovesi si stavano trasferendo a Milano per inseguire i contratti e la scena, Vaz Tè incide il nome del suo quartiere nella propria identità artistica come un tatuaggio.

Il singolo viene annunciato come primo estratto del progetto VTM — acronimo di Vaz Tè Mixtape — poi rimandato a data da destinarsi. Un'attesa che diventerà quasi leggendaria, e che Vaz Tè gestirà con una pazienza e una lucidità non comuni nel rap game, dove di solito chi aspetta troppo sparisce. Lui invece rimane. Segue Chicken Point e Crisi Dinastica, due freestyle che tengono viva l'attenzione senza concedere troppo. Il fuoco si mantiene basso, ma non si spegne mai.

5. Over 2.5: il salto verso il pubblico nazionale

A fine 2016 arriva la traccia che cambia tutto. Over 2.5, prodotta da Nebbia, vede Vaz Tè affiancare Tedua e Rkomi — due artisti che in quel momento stanno già bucando il mainstream. Il titolo è un riferimento al mondo delle scommesse calcistiche, un'altra metafora sportiva trasformata in musica con naturalezza disarmante. Il brano funziona benissimo e porta Vaz Tè davanti a un pubblico che va ben oltre Genova: è il momento in cui il resto d'Italia comincia a chiedersi chi è questo rapper.

Nel 2017 è tra i protagonisti dell'Amici Miei Mixtape, registrato a Milano con Disme, Nader Shah, Bresh, Ill Rave e Tedua — un documento collettivo oggi citato come uno dei momenti fondativi della Drilliguria. Nello stesso anno compare in Wild Bandana, il singolo di Izi prodotto da Estremo: un inno generazionale in cui rivendica di essere genovese come nel cantautorato, tracciando quel filo rosso tra De André e il rap di oggi. Vaz Tè c'è, in quel momento storico. È uno dei protagonisti, non un comprimario.

6. Il Waiting Room e l'arte di non affrettarsi

Tra il 2018 e il 2019, mentre il suo debutto sulla lunga distanza continua a slittare, Vaz Tè non rallenta: collabora con Nader Shah, Ill Rave, Cromo, i Santana MOE e C-Bud. È una fase di accumulo creativo portata avanti con una strategia precisa — mantenersi vivo senza bruciarsi, senza concedere tutto in una volta.

«Non mi sono forzato, ho lasciato che il tempo facesse il suo corso», spiegherà a Rolling Stone Italia. «Scrivere è la cosa più importante per me, perciò avevo fiducia che tutto sarebbe andato bene». Una postura quasi controcorrente in un'industria che premia la velocità e la presenza social quotidiana.

Nel 2019 arriva il Waiting Room EP — una sala d'attesa che si trasforma in opera. Il progetto anticipa il suono di VT2M e introduce una collaborazione sorprendente: i beat di Sick Luke con le barre in romanesco di Gianni Bismark. Genova incontra Roma, la Drilliguria incontra il rap capitolino. Funziona.

7. VT2M: il debutto che valeva l'attesa

Il 4 settembre 2020, finalmente, arriva VT2M. Tre anni e più di annunci, rinvii, voci, aspettative accumulate. Ma quando il disco esce, l'attesa ha un senso. Non è un album fatto di urgenza o di paura di perdere il treno: è un lavoro costruito con cura, che porta dentro tutta la storia di un artista che ha impiegato anni per capire esattamente cosa voleva dire al mondo. La M sta per Mixtape — ma lui stesso preciserà che è un vero e proprio album, con la mentalità e l'estetica del mixtape per scelta, non per mancanza.

Quello stesso anno aveva già partecipato al primo album ufficiale di Bresh, Che io mi aiuti, uscito il 14 febbraio 2020 per Sony Music, nella traccia Team — un altro tassello della narrazione collettiva della Drilliguria. Nello stesso 2020 partecipa anche al Vita Vera Mixtape di Tedua con Manhattan, insieme a Izi, Guesan e Ill Rave — l'intero album certificato disco d'oro a solo un mese dall'uscita. Poi, nel 2021, arriva il joint EP con Disme, Glory Days, con il brano Blueface che vede la partecipazione anche di Izi e Tedua: il singolo viene certificato disco d'oro. I numeri arrivano. Ma arrivano come conseguenza naturale di anni di lavoro, non come obiettivo ossessivo.

Nel 2024, torna a fare squadra con Tedua, Izi, Bresh e Disme nel brano Jolly Roger, dall'album La Divina Commedia – Paradiso — un cerchio che si chiude tra amici che si sono conosciuti quando erano ragazzini e che, a distanza di decenni, continuano a fare musica insieme come se il tempo non fosse passato. O forse proprio perché è passato.

8. Il nuovo album: sbloccare il livello tre

Ora arriva il terzo capitolo. E il numero tre non è scelto a caso: c'è qualcosa di quasi narrativo nell'idea di un livello da sbloccare, come in un videogioco in cui ogni fase ti prepara per la successiva. «Mi sento artisticamente e umanamente pronto a sbloccare questo nuovo livello», ha detto Vaz Tè al Secolo XIX, con la semplicità di chi ha riflettuto a lungo prima di aprire bocca. La gestazione del disco è stata lunga — lo ammette lui stesso — con fasi di grande energia creativa alternate a momenti in cui tutto sembrava fermo. Ma non ha mai smesso di andare avanti. «Ho attraversato diversi momenti: da quelli più a fuoco a quelli in cui mi sembrava che le cose non girassero. È normale, è il sali-scendi generale della vita. Ho sempre pensato: arriverò in fondo» (Il Secolo XIX).

Il disco conta quattordici tracce e porta con sé ospiti che raccontano tanto delle radici quanto dell'apertura verso nuovi orizzonti. Ci sono gli amici storici — Tedua, Bresh, Izi — ma anche nomi meno scontati come Latrelle, Sayf e Nader.

«Gli amici di sempre sono un punto fermo, ma rappresentano anche qualcosa di fresco», ha spiegato al Secolo XIX. «Ci sono anche collaborazioni nuove e non liguri». Una scelta che allarga lo sguardo senza tradire l'anima: Vaz Tè sa da dove viene, ma sa anche che restare fermi è l'unico modo sicuro per non andare da nessuna parte.

Ascoltare il disco significa immergersi nell'estetica della Drilliguria: un immaginario sonoro che fonde le atmosfere della drill internazionale con la malinconia salmastra di Genova, i suoi carrugi, il mare grigio d'inverno, la periferia che non si arrende. Le sonorità sono eterogenee, ma il fil rouge è sempre quella sensibilità di quartiere che ha reso Vaz Tè una figura di culto per la sua generazione.

9. Arrivare in fondo

C'è una frase, nell'intervista che Vaz Tè ha rilasciato al Secolo XIX in occasione del nuovo album, che torna sempre. «Ho sempre pensato: arriverò in fondo». Non è arroganza, non è ingenuità. È la visione di chi ha imparato, crescendo in periferia, che il tempo si rispetta — non si batte. Che le cose buone richiedono pazienza. Che il momento giusto non si decide, si riconosce.

Alessandro Guzzo ha impiegato più di un decennio per costruire ciò che ha. Non per lentezza, ma per precisione. Ha aspettato il momento giusto per ogni uscita, ha scelto le collaborazioni con cura, ha mantenuto viva la propria identità anche quando i compagni di crew volavano più in alto. E ora, con il terzo album, non sta semplicemente tornando: sta confermando qualcosa che chi lo seguiva da sempre sapeva già. Che il Drill King di Palmaro era lì, pronto. Che arrivare in fondo era solo questione di tempo.

  1. Il concerto ai Magazzini Generali di Milano

Il primo live solista di Vaz Tè è realtà. VT3 Live arriva a Milano il 27 settembre 2026: il suono autentico della Drilliguria, dal vivo, per la prima volta tutto suo.

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