Vaz Tè: arrivare in fondo, al proprio modo
Introduzione
Vaz Tè, al secolo Alessandro Guzzo, è tornato. Il rapper cresciuto tra Pra' e Palmaro, nel ponente genovese, membro della Wild Bandana e tra i fondatori della Drilliguria, ha pubblicato il suo terzo album: un progetto che porta con sé quattordici tracce e una costellazione di ospiti tra i nomi più rilevanti della scena rap italiana. Dopo VT2M (2020) e anni di featuring strategici, il Drill King di Palmaro si prende il centro della scena con un disco che lui stesso definisce un salto di livello — il terzo, come suggerisce il titolo.
La tracklist conta quattordici brani: Palm Beach, Da Zero feat. Tedua, Nino Nino feat. Latrelle, Palese feat. Bresh, Il Vero Slim, Drilliguria dalla Costa feat. Sayf e Nader, Dove Si Va, Emoji feat. Izi, Costantino, Se Non Fumassi 3, YouTube Youporn, Trendsetter, Serena Williams e Outro (Anno di Grazia). Accanto agli amici storici della Drilliguria — Tedua, Bresh, Izi — compaiono anche collaborazioni inedite con artisti non liguri, a testimonianza di un disco che guarda oltre i confini della scena genovese.
«Mi sento artisticamente e umanamente pronto a sbloccare questo nuovo livello», ha dichiarato Vaz Tè al Secolo XIX. La gestazione del disco è stata lunga, con fasi alterne di ispirazione e stasi. «Ho attraversato diversi momenti: da quelli più a fuoco a quelli in cui mi sembrava che le cose non girassero. È normale, è il sali-scendi generale della vita. Ho sempre pensato: arriverò in fondo» (Il Secolo XIX).
Sul ruolo degli ospiti, Vaz Tè è preciso: «Gli amici di sempre sono un punto fermo, ma in realtà rappresentano anche qualcosa di fresco, uno sguardo sull'oggi. Ci sono anche collaborazioni nuove e non liguri» (Il Secolo XIX). Il disco si muove nell'immaginario sonoro della Drilliguria — la fusione tra la drill di Chicago e l'identità ligure di cui Vaz Tè è uno dei fondatori — spaziando tra registri diversi senza perdere coerenza stilistica.

Il percorso di Vaz Tè, dagli esordi fino ad oggi
1. Un nome, un quartiere, un'identità
Per capire Vaz Tè bisogna partire da un posto preciso: la periferia ovest di Genova, tra Pra' e Palmaro. Non è solo un dato anagrafico, è una coordenata esistenziale. Alessandro Guzzo nasce il 28 settembre 1992 e cresce in quei vicoli e su quel lungomare che non finisce mai, in una Genova lontana dai carrugi del centro storico e ancora più lontana dall'Italia che si racconta nei libri di scuola. È una Genova che lavora, che arranca, che ha le mani sporche di sale e di asfalto. Ed è esattamente da lì che viene la sua musica.
Il nome d'arte non è un caso né una trovata di marketing. È un omaggio dichiarato a Ricardo Vaz Tè, attaccante portoghese che ha giocato tra le altre nell'ex West Ham: il calcio, per Alessandro, non è mai stato solo uno sport. È un linguaggio parallelo, un sistema di riferimenti che scorre sotto quasi ogni barra che ha scritto. E tifa Parma — non Genoa, non Sampdoria, come ci si aspetterebbe da un ragazzo di quella città. Tifa Parma perché negli anni della sua formazione quella squadra aveva qualcosa di speciale: Buffon, Crespo, Cassano, talenti che sembravano venuti da un altro pianeta. Una lealtà sentimentale, non geografica. Un po' come tutta la sua carriera.
C'è poi un'altra etichetta che Vaz Tè si è cucito addosso, questa volta con una barra autocelebrativa precisa: Drill King di Palmaro. Non è arroganza fine a se stessa — è una rivendicazione culturale. Perché Vaz Tè è stato tra i primi artisti in Italia a prendere il genere drill, nato a Chicago nelle housing projects del South Side, e a trapiantarlo in un contesto italiano, anzi genovese. Quella fusione ha un nome: Drilliguria. E lui ne è uno degli artefici principali.
2. Il seme della Wild Bandana
Nel 2008, due ragazzi di Genova — Tedua e Ill Rave — cominciano a fare musica insieme. È un embrione, ancora niente di organizzato, ma è già qualcosa. Poco dopo entra nel cerchio Alessandro. Lo seguiranno Guesan e poi un ragazzo più giovane di tutti, uno che scriveva già con una maturità sorprendente: Izi. Nasce così Wild Bandana, una crew che prima di essere un'etichetta o un marchio è un gruppo di amici che si ritrovano attorno alla stessa passione, nello stesso quartiere, con la stessa voglia di dire qualcosa al mondo.

Il collettivo trova la sua prima casa produttiva in Studio Ostile, grazie al produttore Demo, che registrerà i loro lavori iniziali. È uno spazio fisico ma anche mentale: un luogo dove si impara, si sbaglia, si cresce. Vaz Tè ricorderà quegli anni come un periodo di formazione totale, in cui fare musica significava anche imparare a stare insieme, a costruire qualcosa di collettivo senza sacrificare l'individualità di ciascuno. Un equilibrio non facile, ma che la Wild Bandana ha trovato in modo quasi naturale.
«Con Wild Bandana è come essere in una squadretta d'eccellenza che arriva in Serie A», dirà anni dopo in un'intervista a Esse Magazine. La metafora calcistica, ancora una volta, è la più immediata per lui. Ma dietro c'è qualcosa di più profondo: la consapevolezza che certi legami, quelli nati sui banchi di scuola o per strada, resistono alle pressioni dell'industria musicale, ai successi diseguali, alle traiettorie diverse. La crew è rimasta unita anche quando i singoli componenti hanno preso strade e audience molto diverse tra loro.
3. Gli esordi: da MySpace al Singapore Mixtape
Prima ancora che il nome Wild Bandana diventasse qualcosa di riconoscibile, Vaz Tè mette in rete le sue prime prove. È il 2011, e la piattaforma è MySpace — un mondo già in declino, ma ancora frequentato dai ragazzi che fanno musica dal basso. Il progetto si intitola Don't rap this at home e oggi è quasi irreperibile, come certe cose preziose che esistono solo nella memoria di chi c'era. Ma già lì c'è l'attitudine: la scrittura serrata, i riferimenti sportivi, una visione del rap come strumento per raccontare la propria vita senza filtri.

Nel 2013 arriva il primo vero passo ufficiale: Singapore Mixtape, edito Studio Ostile. È un lavoro che stupisce per la varietà di registro: strofe aggressive e veloci si alternano a momenti più malinconici e introspettivi, quasi conscious rap, con un gusto per il testo che va oltre la semplice dimostrazione tecnica. Vaz Tè non è solo uno che rappa veloce — è uno che ha qualcosa da dire e ha già trovato un modo per dirlo. Nel progetto compare anche Tedua, col quale l'anno successivo darà vita a Medaglia d'Oro, joint album prodotto interamente da Zero Vicious. Un altro gioiello del rap genovese di quegli anni, ancora oggi citato dagli appassionati della scena.
Tra il 2013 e il 2015, Vaz Tè è presente in quasi tutti i progetti che animano la scena ligure. Compare nei mixtape di Izi, in quelli di Bresh, di Nader Shah, di Guesan. È una presenza costante ma mai ingombrante: porta la sua strofa, fa la sua parte, poi si fa da parte. Non cerca la luce del centro ma costruisce, pezzo dopo pezzo, una credibilità solida e trasversale. Chiunque nella Drilliguria sa chi è Alessandro Guzzo. E lo rispetta.
4. Live and Die in Palmaro: una dichiarazione d'amore
Nel 2015 arriva il primo singolo solista pubblicato su YouTube: Live and Die in Palmaro. Il titolo è già un programma. Non è nostalgia, non è retorica di quartiere — è un impegno, quasi una promessa. Palmaro non è solo il posto in cui è nato: è il punto di partenza e di ritorno di tutta la sua visione del mondo. In un momento in cui molti rapper genovesi si stavano trasferendo a Milano per inseguire i contratti e la scena, Vaz Tè incide il nome del suo quartiere nella propria identità artistica come un tatuaggio.
Il singolo viene annunciato come primo estratto del progetto VTM — acronimo di Vaz Tè Mixtape — poi rimandato a data da destinarsi. Un'attesa che diventerà quasi leggendaria, e che Vaz Tè gestirà con una pazienza e una lucidità non comuni nel rap game, dove di solito chi aspetta troppo sparisce. Lui invece rimane. Segue Chicken Point e Crisi Dinastica, due freestyle che tengono viva l'attenzione senza concedere troppo. Il fuoco si mantiene basso, ma non si spegne mai.
5. Over 2.5: il salto verso il pubblico nazionale
A fine 2016 arriva la traccia che cambia tutto. Over 2.5, prodotta da Nebbia, vede Vaz Tè affiancare Tedua e Rkomi — due artisti che in quel momento stanno già raccogliendo i frutti dei loro anni di lavoro e cominciano a bucare il mainstream. Il titolo è un riferimento al mondo delle scommesse calcistiche: l'over 2.5 è una delle puntate più classiche, quella che si fa quando si crede in una partita aperta, con tanti gol. Un'altra metafora sportiva trasformata in musica, con una naturalezza disarmante.
Il brano funziona. Funziona benissimo. E porta Vaz Tè davanti a un pubblico che va ben oltre Genova e la scena ligure. È il momento in cui il resto d'Italia comincia a farsi una domanda precisa: chi è questo rapper? La risposta non arriva subito sotto forma di album — arriva attraverso un altro anno di presenza capillare, di featuring, di comparsate strategiche. Nel 2017 è tra i protagonisti dell'Amici Miei Mixtape, registrato a Milano con Disme, Nader Shah, Bresh, Ill Rave e Tedua: un documento collettivo che oggi viene citato come uno dei momenti fondativi della Drilliguria.
Nello stesso anno compare in Wild Bandana, il singolo di Izi prodotto da Estremo che diventa una delle canzoni simbolo dell'intera scena genovese — un inno generazionale in cui rivendica di essere genovese come nel cantautorato, tracciando quel filo rosso tra De André e il rap di oggi che caratterizzerà poi anche il documentario La Nuova Scuola Genovese, uscito nel 2022. Vaz Tè c'è, in quel momento storico. È uno dei protagonisti, non un comprimario.
6. Il Waiting Room e l'arte di non affrettarsi
Tra il 2018 e il 2019, mentre il suo debutto sulla lunga distanza continua a slittare, Vaz Tè non rallenta. Compare in Sogni di strada di Nader Shah e Ill Rave, in Oro Cromato di Cromo, collabora con i Santana MOE e con C-Bud. È una fase di accumulo creativo e di conferma della propria presenza nella scena, portata avanti con una strategia che all'epoca in pochi riuscivano a capire fino in fondo: mantenersi vivo senza bruciarsi, senza concedere tutto in una volta.
«Non mi sono forzato, ho lasciato che il tempo facesse il suo corso», spiegherà a Rolling Stone Italia in occasione dell'uscita di VT2M. «Anche a me è venuto il timore che la gente avrebbe potuto disinteressarsi prima che riuscissi a dimostrare ciò che valevo. Ma scrivere è la cosa più importante per me, quella che mi riesce meglio, perciò avevo fiducia che tutto sarebbe andato bene». Una dichiarazione quasi controcorrente in un'industria che premia la velocità, la costanza degli upload, la presenza social quotidiana.
Nel 2019 arriva il Waiting Room EP — il titolo è quasi un gioco di parole con la propria storia, una sala d'attesa che si trasforma in opera. Il progetto anticipa il suono di VT2M e introduce una collaborazione sorprendente: i beat di Sick Luke si intrecciano con le barre in romanesco di Gianni Bismark, un esperimento che mostra un artista capace di uscire dal proprio perimetro geografico e stilistico senza perdere identità. Genova incontra Roma, la Drilliguria incontra il rap capitolino. Funziona.
7. VT2M: il debutto che valeva l'attesa
Il 4 settembre 2020, finalmente, arriva VT2M. Tre anni e più di annunci, rinvii, voci, aspettative accumulate. Ma quando il disco esce, l'attesa ha un senso. Non è un album fatto di urgenza o di paura di perdere il treno: è un lavoro costruito con cura, che porta dentro tutta la storia di un artista che ha impiegato anni per capire esattamente cosa voleva dire al mondo. La M sta per Mixtape — ma lui stesso preciserà che è un vero e proprio album, con la mentalità e l'estetica del mixtape per scelta, non per mancanza.

Quello stesso anno aveva già partecipato al primo album ufficiale di Bresh, Che io mi aiuti, uscito il 14 febbraio 2020 per Sony Music, nella traccia Team — un altro tassello della narrazione collettiva della Drilliguria. Nello stesso 2020 partecipa anche al Vita Vera Mixtape di Tedua con Manhattan, insieme a Izi, Guesan e Ill Rave — l'intero album certificato disco d'oro a solo un mese dall'uscita. Poi, nel 2021, arriva il joint EP con Disme, Glory Days, con il brano Blueface che vede la partecipazione anche di Izi e Tedua: il singolo viene certificato disco d'oro. I numeri arrivano. Ma arrivano come conseguenza naturale di anni di lavoro, non come obiettivo ossessivo.
Nel 2024, torna a fare squadra con Tedua, Izi, Bresh e Disme nel brano Jolly Roger, dall'album La Divina Commedia – Paradiso — un cerchio che si chiude tra amici che si sono conosciuti quando erano ragazzini e che, a distanza di decenni, continuano a fare musica insieme come se il tempo non fosse passato. O forse proprio perché è passato.
8. Il nuovo album: sbloccare il livello tre
Ora arriva il terzo capitolo. E il numero tre non è scelto a caso: c'è qualcosa di quasi narrativo nell'idea di un livello da sbloccare, come in un videogioco in cui ogni fase ti prepara per la successiva. «Mi sento artisticamente e umanamente pronto a sbloccare questo nuovo livello», ha detto Vaz Tè al Secolo XIX, con la semplicità di chi ha riflettuto a lungo prima di aprire bocca. La gestazione del disco è stata lunga — lo ammette lui stesso — con fasi di grande energia creativa alternate a momenti in cui tutto sembrava fermo. Ma non ha mai smesso di andare avanti. «Ho attraversato diversi momenti: da quelli più a fuoco a quelli in cui mi sembrava che le cose non girassero. È normale, è il sali-scendi generale della vita. Ho sempre pensato: arriverò in fondo» (Il Secolo XIX).

Il disco conta quattordici tracce e porta con sé una costellazione di ospiti che racconta tanto delle radici quanto dell'apertura verso nuovi orizzonti. Ci sono gli amici storici — Tedua in Da Zero, Bresh in Palese, Izi in Emoji — ma anche nomi meno scontati: Latrelle in Nino Nino, Sayf e Nader in Drilliguria dalla Costa. La tracklist completa recita: Palm Beach, Da Zero feat. Tedua, Nino Nino feat. Latrelle, Palese feat. Bresh, Il Vero Slim, Drilliguria dalla Costa feat. Sayf e Nader, Dove Si Va, Emoji feat. Izi, Costantino, Se Non Fumassi 3, YouTube Youporn, Trendsetter, Serena Williams e Outro (Anno di Grazia).
«Gli amici di sempre sono un punto fermo, ma in realtà rappresentano anche qualcosa di fresco, uno sguardo sull'oggi», ha spiegato al Secolo XIX. «Ci sono anche collaborazioni nuove e non liguri». Una scelta che allarga lo sguardo senza tradire l'anima: Vaz Tè sa benissimo da dove viene, e non ha alcun bisogno di nasconderlo. Ma sa anche che restare fermi è l'unico modo sicuro per non andare da nessuna parte.
Ascoltare il disco significa immergersi in un'estetica precisa: quella della Drilliguria, un immaginario sonoro che fonde le atmosfere della drill internazionale con la malinconia salmastra di Genova, con i suoi carrugi, il suo mare grigio d'inverno, la sua periferia che non si arrende. Le sonorità sono eterogenee — il progetto non si accontenta di un unico registro — ma il fil rouge è sempre quella sensibilità di quartiere che ha reso Vaz Tè una figura di culto per la sua generazione.
9. Arrivare in fondo
C'è una frase, nell'intervista che Vaz Tè ha rilasciato al Secolo XIX in occasione del nuovo album, che torna sempre. «Ho sempre pensato: arriverò in fondo». Non è arroganza, non è ingenuità. È la visione di chi ha imparato, crescendo in periferia, che il tempo si rispetta — non si batte. Che le cose buone richiedono pazienza. Che il momento giusto non si decide, si riconosce.
Alessandro Guzzo ha impiegato più di un decennio per costruire ciò che ha. Non per lentezza, ma per precisione. Ha aspettato il momento giusto per ogni uscita, ha scelto le collaborazioni con cura, ha mantenuto viva la propria identità anche quando i compagni di crew volavano più in alto. E ora, con il terzo album, non sta semplicemente tornando: sta confermando qualcosa che chi lo seguiva da sempre sapeva già. Che il Drill King di Palmaro era lì, pronto. Che arrivare in fondo era solo questione di tempo.
- Il concerto ai Magazzini Generali di Milano

Il primo live solista di Vaz Tè è realtà. VT3 Live arriva a Milano il 27 settembre 2026: il suono autentico della Drilliguria, dal vivo, per la prima volta tutto suo.