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Abbiamo incontrato Valentina Savi, la mente creativa dietro al successo di Teenage Dream, la festa più inclusiva e virale d’Italia. E ci ha svelato...

Abbiamo raggiunto telefonicamente Valentina Savi, ideatrice e direttrice creativa dell’evento Teenage Dream, un vero e proprio party-show che in un solo anno di vita ha toccato quota cento date, alcune anche all’estero, registrando un sold-out dopo l’altro. Il segreto? Il rapporto autentico con il pubblico e la voglia di fare festa nel modo più inclusivo e spontaneo possibile. Assieme a Valentina c’era anche Toto Barbato del The Cage e il resto del team Teenage Dream, composto più che da colleghi da veri e propri compagni di avventura: Cecilia Ciocca, Riccardo Trocar, Edoardo Gailli, Simone Maurri, Andrea Carpina, Bianca Del Corso, Matteo Demi, Federico Menici, Sarà Bordò. Tutti livornesi, tutti ragazzi e ragazze “della porta accanto” specializzati in diversi campi che, quando salgono sul palco, si trasformano in performer, entertainer, produttori, fotografi e videomaker. Ma qual è stato il percorso che ha portato Teenage Dream in vetta agli eventi italiani più seguiti e virali? Scopriamolo nell’intervista.

Valentina tu vieni dal mondo del marketing ma sei soprattutto conosciutissima per il tuo talento come illustratrice. Ci racconti un po’ del tuo background e di come sei giunta dalla tua attività sui social al progetto Teenage Dream?

Alle scuole superiori ho studiato Economia ma mi sono resa conto praticamente subito che quello non era il mio mondo e durante l’Università ho intrapreso una strada più artistica; facevo arti multimediali e in quegli anni mi sono appassionata all’illustrazione. Nel 2017 ho aperto la pagina Instagram @tuttelemelediannie dove pubblicavo le mie illustrazioni. Non è mai stato tra i miei obiettivi farlo diventare un lavoro, infatti negli anni ho creato e curato la mia community ma non ho mai lucrato su questa attività.

Durante il Covid mi sono imbattuta nelle difficoltà che si stavano riversando nel mondo del lavoro, sia in ambito creativo che più “normale”, e nel 2020 mi sono detta: “Ok, ci provo”. Ho completato gli studi e mi sono buttata a capofitto nel mondo dell’illustrazione, facendone la mia professione. Il punto di forza della mia attività è stato sicuramente il fatto di essermi dedicata, nei tre anni precedenti, esclusivamente a coltivare un rapporto autentico con la mia community che è fatta di persone come me, con i miei stessi interessi. Mi vedevano come una sorta di amica con cui scambiarsi consigli e che condivideva con loro la vita di tutti i giorni. Ad esempio era ormai diventato un meme vero e proprio il mio desiderio, quasi ossessivo, di possedere un’aspirapolvere Dyson e ogni volta che comunicavo di avere una bella notizia da dare tutti mi dicevano “Dai, ce l’hai fatta?! Ti hanno regalato il Dyson?!”. Insomma, una community davvero affiatata che mi ha permesso di spaziare in tante cose, dalle illustrazioni sono passata alle adv su Instagram fino ad aprire un mio shop. E la community sarebbe poi diventata fondamentale anche per Teenage Dream.

Quando è avvenuto questo passaggio?

Nel settembre 2022 ho festeggiato il mio compleanno con un party a tema Frozen (io sono ossessionata da questo cartone animato tanto che il mio gatto si chiama Elsa) che si è concluso come ogni festa di miei coetanei, ovvero un po’ ubriachi a cantare le canzoni di High School Musical. Durante il compleanno avevo fatto alcuni video che il giorno dopo ho postato sulla mia pagina scrivendo un po’ per scherzo “Adesso vi faccio vedere qualcosa che vi farà pentire di non essere miei amici” e la risposta della community è stata “Replichiamo questo compleanno e facciamolo tra di noi!”. A dire il vero era una proposta non troppo campata in aria perché con la mia community c’era già questa sorta di abitudine a vederci di persona quando possibile. Ad esempio se mi spostavo in vacanza da qualche parte capitava sempre di mettersi d’accordo con i follower del luogo per vederci; è successo perfino a Parigi dove mi sono ritrovata con otto persone, una ragazza proprio francese che aveva imparato l’italiano guardando l’Eredità e vari Erasmus. Abbiamo fatto una bella camminata per la città, cenato fuori insieme. Non ho mai messo barriere tra me e la mia community e più ci penso più mi rendo conto che questa scelta è stata anche la fortuna di Teenage Dream. Quindi quando la community stessa mi ha detto “Facciamolo” ho contattato Toto del The Cage qui a Livorno, dopo che per anni avevo lavorato con loro nella comunicazione, e gli ho chiesto di farmi fare una prova, senza pretese, solo per capire se questa festa poteva funzionare più in grande.

E così è stato…

In realtà grazie al confronto con alcune amiche che vivevano all’estero avevo intuito che c’era nell’aria un nuovo trend legato ai party a tema anni Novanta / Duemila, e mi sono detta che valeva la pena provare a farlo noi per primi in Italia. Toto mi ha dato fiducia e la cosa è letteralmente esplosa subito. Con la prima festa abbiamo pubblicato alcuni TikTok e siamo andati virali. Da lì hanno cominciato a chiederci feste in tutta Italia ed è stata un’evoluzione rapidissima che ha portato tantissimi risultati, tant’è che in un anno di vita di Teenage Dream abbiamo fatto cento date di cui due all’estero.

Quello che ho potuto riscontrare è che in Teenage Dream è accaduta la stessa cosa successa nella mia esperienza da illustratrice, abbiamo creato community. Questo perché è qualcosa di più di una festa da club o da discoteca. La squadra di lavoro è stata sin dal primo momento presentata sui social, portavamo in giro con noi i follower documentando con dei vlog ciò che accadeva in tour, soprattutto dietro le quinte. In fin dei conti eravamo tutte persone normalissime che non avevano mai fatto questo per lavoro, a parte Toto e Cecilia che lavorando per il Cage si stava già da tempo affacciando a queste realtà, per noi era tutto nuovo e volevamo portare le persone alla scoperta assieme a noi.

Qual è il punto di forza di Teenage Dream?

Di sicuro la spontaneità di ciò che accade e il fatto che noi e il pubblico siamo sullo stesso piano. Quando il progetto ha iniziato a prendere piede, nonostante ne avessimo la possibilità non abbiamo voluto assumere un corpo di ballo e abbiamo scelto di continuare ad essere noi i performer sul palco, è volutamente amatoriale perchè Teenage Dream è la festa di compleanno, solo più in grande. Doveva assolutamente conservare la sua anima perché quello piace al nostro pubblico e in questo si riconosce. Le persone sentivano il bisogno di poter partecipare a una cosa del genere. Per tanto tempo lo abbiamo chiamato “Pride degli sfigati” perché effettivamente quando avevamo quindici anni e ascoltavamo le canzoni di High School Musical eravamo considerati degli sfigati, invece adesso siamo il party più grosso d’Italia e le persone aspettano con ansia una data nella loro città. Quello che ci ha emarginato da piccoli ora è diventato il nostro orgoglio.

Qual è il target che partecipa oggi alle vostre feste?

Dati alla mano che riscontriamo anche tramite le analisi di TicketSMS, oscilliamo nel target che va dai 20 ai 30 anni, però in realtà c’è anche un 10% che vai dai 45 ai 65 anni. Questo per noi è bellissimo perchè significa che siamo riusciti a creare una festa in cui magari qualcuno viene accompagnato da qualcun altro che si ritrova a divertirsi un casino e a restare. Ad esempio c’è la mamma che accompagna la figlia, allora mettiamo le canzoni di Grease e la mamma la canta a squarciagola, oppure c’è la sorella più piccola che viene trascinata da quella più grande e che conosce a memoria tutti i pezzi di High School Musical perché li ha imparati da lei. Teenage Dream è una festa davvero inclusiva in cui soprattutto c’è un mood talmente divertente e rilassato che anche se non appartieni alla generazione di riferimento ti ritrovi in una bella serata e non te ne vai deluso, anzi, hai voglia di ritornarci.

 Cosa succede durante una serata tipo di Teenage Dream?

All’inizio, mentre si riempie la sala, c’è un dj set anni Duemila che anima il pubblico coinvolgendolo con qualche coreografia e iniziando a creare il mood. Dopo questa prima fase di riscaldamento inizia lo spettacolo vero e proprio, che è una sorta di musical in playback. Siamo in sei/sette sul palco, con costumi amatoriali (che più sono amatoriali più funzionano tra l’altro) e coreografiamo o riproduciamo scene note di film o videoclip, incorniciati da un grande ledwall che proietta il video-lyrics delle canzoni. Questa è una cosa che coinvolge moltissimo. Ad esempio ci siamo accorti che c’era il trend dei “fidanzati costretti” che inizialmente arrivavano e stavano lì un po’ imbruttiti e ad un certo punto si lasciavano andare, iniziavano a provare a leggere le parole e a seguire le canzoni e a metà serata erano scatenatissimi e sciolti quasi più delle loro ragazze. Parlando di inclusività, abbiamo anche avuto riscontro da persone sorde che ci hanno confermato che questa scelta contribuisce a tenere viva l’attenzione. Fino a quel momento non mi ero mai resa conto di quanto potesse essere rivoluzionario introdurre il karaoke a videowall nel mondo dei party ed è divenuto un nostro marchio di fabbrica. Lo spettacolo sul palco va avanti per circa due ore e termina con un live acustico di due performer, Edoardo alla chitarra e Riccardo che canta, si chiude con i ringraziamenti e poi, a seconda della serata, si prosegue con un dj set oppure tutti a casa.

Come intercettate i desideri o i suggerimenti del pubblico, anche in un’ottica di evoluzione del format?

Abbiamo tantissimo contatto con il pubblico, sia online che offline. Post serata scendiamo dal palco e andiamo a parlare con le persone, ci teniamo moltissimo. Leggiamo ogni messaggio che ci arriva e ci sta molto a cuore sapere cosa pensano perché la festa Teenage Dream è fatta per loro, deve somigliare il più possibile a noi ma soprattutto a loro. Finora abbiamo implementato cose nuove da data a data, abbiamo cambiato in corso d’opera coreografie e canzoni, ma quello che stiamo cercando di fare è rendere il format riconoscibile non più solo come una festa anni Duemila ma come un mood. Quindi se ad esempio una canzone è di Grease, è degli anni Settanta, ma è in linea con il mood Teenage Dream, noi la mettiamo lo stesso perché contribuisce a creare quell’atmosfera che noi e il pubblico ricerchiamo. Lo stesso accade con le canzoni uscite ieri. A parte che ora c’è un ritorno pazzesco ai pezzi in stile anni Duemila, per cui a noi fa quasi comodo. Ad ogni modo, ecco quello che vorremmo riuscire a fare è portare Teenage Dream a non essere più un format “annuale” ma un format che si identifica in un’emozione. Ma poi chissà, abbiamo solo un anno e qualche mese di vita, chissà come ci evolveremo!

Qual è stata la cosa più strana o curiosa accaduta ad una serata Teenage Dream?

C’è un evento che più di tutti ci è rimasto nel cuore, perchè c’è stata una preparazione profondissima e abbiamo avuto tutti un’ansia da prestazione pazzesca. Si tratta della proposta di matrimonio che una ragazza ha fatto ad un’altra ragazza sul palco e, nonostante ce ne siano state altre tre o quattro durante l’anno accadute spontaneamente tra il pubblico, questa è stata per noi la più toccante. Ci ha proprio scritto chiedendoci se in nome dell’amore potevamo aiutarla. Ci mandava le foto dell’anello, le foto di chi erano loro, di chi erano le amiche a cui abbiamo dato gli accrediti per entrare in tempo al momento giusto. Abbiamo documentato tutto ed è stato bellissimo. Poi ne sono successe di ogni, ci sono due fratelli che si sono fatti venti date di seguito, due cugine che ci seguono dall’inizio e ci portano i regali ogni volta. Un ragazzo che a Roma, la penultima volta che siamo stati lì, ha cantato una canzone sul palco ma si è scordato le parole, allora si è preparato meglio e la volta dopo è tornato e ha voluto riprovarci. Torniamo da Napoli carichi di vassoi di pastarelle. Insomma, si crea proprio un bel rapporto con le persone, siamo sullo stesso piano, in amicizia.

Alle successive domande risponde Toto Barbato, proprietario del The Cage di Livorno (n.d.r.)

Come descrivereste la vostra esperienza con il sistema della biglietteria paperless?

Teenage Dream è uno spettacolo social, nato su piattaforme digitali, quindi la scelta di utilizzare un sistema di ticketing digitale è stata abbastanza normale per noi. Lavoriamo moltissimo su TikTok e su Instagram, soprattutto per le promo delle serate, e poter dialogare con un’interfaccia come TicketSms è stato un passaggio quasi naturale. Siamo cresciuti in pochissimo tempo, abbiamo appena un anno di vita, e avevamo bisogno di un partner smart, che riuscisse a stare dietro ai nostri ritmi velocissimi adeguandosi alle nostre esigenze che evolvevano data dopo data. Pensiamo che in un certo senso noi e TicketSms siamo cresciuti insieme, beneficiando delle reciproche esperienze.

C’è un valore per voi importante che il paperless può aiutarvi a sostenere?

Il paperless gioca un ruolo fondamentale nell’ecosostenibilità degli eventi. Noi siamo nati in una città, Livorno, che è post-industriale, e siamo cresciuti con una particolare attenzione per la sostenibilità ambientale e il rispetto per la natura. Abbiamo visto con i nostri occhi e sulla nostra pelle cosa può provocare l’inquinamento e veniamo da una zona in cui ci si sta impegnando tantissimo per riconvertire il più possibile le fonti di energia e i sistemi produttivi per renderli ecosostenibili.

Anche Teenage Dream vuole fare la sua parte ed eliminare lo spreco di carta favorendo l’acquisto online dei biglietti e la loro gestione attraverso il digitale può fare la differenza. Per il resto, nel nostro piccolo cerchiamo di essere attenti alle nostre scelte; i quintali di coriandoli che spariamo sono tutti biodegradabili, anche se questo per noi comporta un costo più alto non ci importa, è giusto così. A Forlì abbiamo regalato proprio dei gadget di TicketSms a tutti quei ragazzi che al pomeriggio ci hanno aiutato a ripulire l’area attorno alla Fiera, che è ricettacolo di rifiuti. Purtroppo non possiamo avere il controllo sulla parte di food&beverage ma di fatto ci piace scegliere di frequentare quei festival e quelle venue in cui bicchieri, posate, piatti sono tutti ecocompatibili, e accogliamo con entusiasmo tutte le iniziative di sensibilizzazione che, per fortuna, sono sempre più diffuse. Speriamo diventino un vero e proprio trend virale, come Teenage Dream.

 

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